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NEWS ORNITOLOGICHE

Le infezioni umane legate agli uccelli selvatici

di Antonio Gelati

Le infezioni umane associate agli uccelli selvatici rappresentano una notevole problematica, legata all’impatto sociale degli uccelli (diffidenza, zoofobia, zoofilia ), con conseguenti gravi difficoltà nella gestione degli eventi. Emblematico è il caso dell’influenza aviaria che, a causa di una cattiva gestione, ha provocato una specie di isteria collettiva con enormi ed ingiustificati danni ad interi comparti produttivi. Il commercio internazionale ed i cambiamenti climatici ci hanno recentemente fatto conoscere la zanzara tigre Aedes albopictus e le zecche del genere Amblyomma. Entrambi sono importanti vettori competenti per arbovirus (ospitano cioè il virus senza ucciderlo e sono in grado di ritrasmetterlo vivo) ed hanno la pessima abitudine di pungere indifferentemente sia gli animali selvatici che l’uomo.

Arbovirus è l’acronimo di Arthropod Borne Viruses (virus portati dagli artropodi ematofagi quali zecche e zanzare) e riunisce alcune famiglie di virus responsabili di gravi malattie quali la West Nile Disease, la Dengue, la Febbre gialla, la Chikungunya, la Febbre emorragica di Congo e Crimea, altre forme di encefalite oltre all’Usutu virus responsabile della morte di tanti merli in Austria. Alcuni di questi virus hanno come reservoirs (serbatoio, organismo entro il quale il virus può vivere a lungo) gli uccelli; gli ospiti occasionali sono l’uomo e gli animali domestici. La trasmissione del virus è però esclusivamente vettoriale ed è quindi necessaria la presenza di un artropode ematofago chiamato "ponte", che può pungere e succhiare sangue infetto sugli uccelli, ed in seguito, pungendo l’uomo, trasmettere la malattia.

Cosa fare dunque? Entrambi i vettori (zecche e zanzare) sono caratterizzati da elusività ai trattamenti, rapidi cicli riproduttivi, abbondante popolazione da parassitare (uomo compreso). Le armi che abbiamo a disposizione per difenderci sono: conoscere il problema, applicare mirate campagne di contenimento, come è avvenuto nei confronti delle zanzare del genere Anopheles (vettori competenti del plasmodio della malaria), proteggersi quando si frequentano luoghi infestati da artropodi ematofagi, e non ultima la consapevolezza che non basta la puntura di una zanzara o di una zecca per contrarre un’ infezione da arbovirus. Infatti, per contrarre l’infezione, è necessaria la compresenza di diversi fattori predisponenti, quali l’esposizione al vettore infetto, lo stato di depressione del sistema immunitario, la recettività individuale alla malattia ed altro.

Per eventuali richieste d’approfondimento scrivete all’Autore a: museo.sc.nat@libero.it

RICHIESTA DI COLLABORAZIONE

Il gruppo di Genetica Evoluzionistica dell’Università di Groeningen (Olanda) ha iniziato un nuovo studio sulle basi genetiche dell’adattamento autunnale (diapausa) della piccola e ubiquitaria vespa parassita Nasonia vitripennis. Il progetto fa parte di un programma di ricerca più ampio sulla genetica evoluzionistica delle caratteristiche biologiche e della speciazione delle vespe del genere Nasonia.
Il nostro scopo è di indagare in che modo le diverse condizioni ambientali agiscono sull’induzione della diapausa. La diapausa è uno stato di quiescenza che permette di superare le condizioni ambientali avverse e mostra tipicamente dei clini presentandosi in modo più marcato alle latitudini più alte.
Vogliamo analizzare le variazioni della diapausa lungo un cline latitudinale (dalla Finlandia settentrionale all’Italia meridionale) e stiamo pertanto organizzando il lavoro di campo. Ci rivolgiamo chiedendo l’aiuto di coloro che hanno nidi artificiali perché le femmine di Nasonia depongono le uova nelle pupe delle mosche, di solito del genere Protocalliphora. Le larve della vespa si sviluppano dentro all’ospite e, se non entrano in diapausa, diventano adulte in 15-20 giorni. Queste vespe possono essere raccolte dai nidi di uccello perché i loro ospiti infestano i nidiacei. Di norma le mosche depongono le uova direttamente sui piccoli uccellini oppure nelle loro vicinanze: le uova schiudono in 24-48 ore e le larve iniziano subito a succhiare il sangue dei nidiacei. Esse si impupano appena i nidiacei si involano ed è in questo stadio che vengono parassitizzate dalle Nasonia: la raccolta delle vespe avviene appunto appena i nidiacei si involano.Diverse specie di uccelli sono infestate da mosche. Le più comunemente studiate sono cinciallegre, cinciarelle e pigliamosche.
Vorremmo includere anche l’Italia nel nostro campione e pertanto abbiamo bisogno di contattare detentori di nidi artificiali che ci aiutino nel lavoro di campo.
Poiché la raccolta delle vespe avviene dopo l’involo, non si disturbano gli animali ed è suffciente rimuovere il nido vuoto.
Il lavoro di campo verrà svolto in tarda primavera o inizio estate, a seconda del momento dell’involo degli uccelli.

Se siete interessati ad avere più informazioni sul progetto o volete aiutarci, contattateci. Prof. Dr. Leo W. Beukeboom

Evolutionary Genetics - Centre for Ecological and Evolutionary Studies - University of Groningen P.O. Box 14. NL-9750 AA Haren - The Netherlands. Phone +31 50 363 8448 (direct) - Email l.w.beukeboom@rug.nlhttp://www.rug.nl/biologie/evogen

Silvia Paolucci PhD student Evolutionary Genetics

Centre for Ecological and Evolutionary Studies University of Groningen P.O. Box 14; 9750 AA Haren - The Netherlands. Email: S.Paolucci@rug.nl - Tel: +31 (0)50 363 23 36

NUOVA SEDE PER LA STAZIONE ORNITOLOGICA MODENESE "Il Pettazzurro"

    

     Sopra: due momenti dell'inaugurazione della nuova sede della SOM "Il Pettazzurro"

di Carlo Giannella & Raffaele Gemmato

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Nell’ultimo numero di PICUS (65, pag. 88), in un’analoga nota, auspicavo che, come l’Araba Fenice, anche la Stazione Ornitologica Modenese potesse risorgere dalle proprie ceneri: quasi non sembra vero, ma ciò è effettivamente accaduto il giorno 26 Ottobre 2008, quando è stata inaugurata la nuova sede. Si tratta di un container offerto dal Comune di Mirandola, accanto al quale i volontari hanno costruito un magazzino per il rimessaggio delle attrezzature di servizio. Tutto questo è stato possibile grazie all’ospitalità della famiglia Braga Fausto, Fulvio e Massimo e grazie alla sensibilità del Comune di Mirandola. La Stazione si è potuta così dotare di una propria struttura, piccola ma funzionale. Sono stati recuperati gli elettrodomestici ed i mobili che nel frattempo erano stati allocati sia presso l’azienda di Braga Massimo sia nelle case di alcuni volontari. Alla presenza delle autorità, domenica 26 Ottobre, con il taglio del nastro ed un lauto rinfresco preparato da Rossella Casari e Loretta Mattioli, si è dato ufficialmente il via alle attività, anche se i "tempi ufficiali" non hanno propriamente coinciso con i tempi biologici delle migrazioni (di fatto l’attività in grande stile era già iniziata a fine Agosto). Ricordiamo a tutti che la stazione viene aperta in concomitanza con il passaggio degli uccelli migratori: più in particolare, da fine Luglio a fine Novembre per la migrazione autunnale e da metà Marzo a fine Maggio per quella primaverile. E le catture non sono certo mancate: un giovane di Cutrettola testagialla orientale Motacilla citreola, terza cattura nel Modenese, un esemplare di Luì siberiano Phylloscopus collybita tristis ed uno (presunto) di Luì scuro Phylloscopus fuscatus, quest’ultimo in attesa di omologazione da parte della Commissione Ornitologica Italiana (quinta segnalazione italiana), oltre a due esemplari di Forapaglie macchiettato Locustella naevia. Da segnalare infine l’osservazione di un giovane di Falaropo beccosottile Phalaropus lobatus, terza segnalazione modenese. Tutto questo a dimostrazione dell’alto valore naturalistico e della ricchezza di biodiversità che questi ambienti, ripristinati con i contributi della Comunità Europea, possono vantare.

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Sin dal primo momento il Comune di Mirandola si è dimostrato molto sensibile ad ospitare nel suo territorio una stazione di monitoraggio dell’avifauna, grazie anche alla proficua collaborazione che in questi anni era stata sviluppata con il Centro di Educazione Ambientale "La Raganella"; è stata trovata solidarietà fattiva sia nella Provincia di Modena, che nell’Associazione Ornitologi dell’Emilia Romagna (ASOER), oltre che nell’ex Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (ora ISPRA), quest’ultimo responsabile dello schema di inanellamento in Italia.

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Chi fosse interessato a scoprire il miracolo delle migrazioni ed il loro grande valore didattico, può venirci a trovare durante i fine settimana in via Montirone al numero civico 3 (indicazioni anche su via Imperiale); mentre informazioni sui calendari delle attività svolte in collaborazione con il Comune possono essere reperite anche presso l’Ufficio Ambiente del Comune di Mirandola. Ulteriori informazioni riguardo alle attività della Stazione possono essere reperite sul sito del CISNIAR (www.cisniar.it), navigando nel box della SOM.

bulletIn chiusura non possiamo non citare tutti i volontari che si sono prodigati per far sì che la struttura prendesse definitivamente forma, e quindi grazie a: Graziano Sala, Ermes Borghi, Lucio Bonetti, Manuel David, Gilberto Colognesi, Lino Lipparini, Guido Baroni, Tonino De Cristan, Rossella Casari, Pia Cavicchioli, Loretta Mattioli, Paolo Corsinotti, Giovanni e Lorenzo Tosatti, Antonio Gelati, Federico Tombarelli , Mario Bonora, Mauro Villani, Enrico Gabrielli.

 

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