IL MONDO DEI LICHENI

 

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Il mondo dei licheni

Pagine a cura di Enzo Cavani * e Renzo Rabacchi */**

Sezione Botanica e Lichenologica del Museo Civico di Ecologia e Storia Naturale di Marano s/P. E-mail: museo@cisniar.it ** G.d.L. per la Didattica - Società Lichenologica Italiana. E-mail: http://dbiodbs.univ.trieste.it/sli/home.html

Cosa sono i licheni

 La simbiosi lichenica: un "esperimento" ben riuscito!

Durante un'escursione è possibile osservare delle curiose macchie di vari colori sulle rocce, sulle cortecce degli alberi e su molti altri substrati, come le tegole, i muri, il suolo, ecc.  

Masso ricoperto da licheni (Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino - TN) (R. Rabacchi)

Si tratta di licheni, organismi originati da una insolita quanto ben riuscita simbiosi tra un fungo e un'alga. Questa associazione, generalmente, dà luogo ad una struttura, il tallo, costituita da ife fungine (micobionte, un organismo eterotrofo) all'interno della quale le alghe (fotobionte, autotrofo). In base alla disposizione di queste ultime all'interno del tallo si può distinguere un tallo di tipo omeomero (alghe e ife sono distribuite in maniera uniforme) e uno di tipo eteromero in cui sono localizzate in uno strato algale ben definito (tallo eteromero). I fotobionti abituali sono alghe verdi, anche se in alcune specie licheniche sono presenti alghe azzurre (cianobatteri).

Grazie a questa simbiosi il fungo ricava carboidrati dal suo partner algale (che, dotato di clorofilla, è capace di svolgere la fotosintesi) proteggendolo in cambio dal disseccamento e dalle eccessive irradiazioni luminose e rifornendolo di acqua e sali minerali.

Coppi colonizzati da numerosi licheni crostosi e foliosi (Appennino modenese) (R. Rabacchi)

 Come si riproducono

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I licheni si riproducono per via vegetativa o per via sessuale.

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La riproduzione per via vegetativa (o asessuale) avviene grazie alla presenza di speciali organi, gli isidi e i soredi, che, attraverso l'azione degli agenti atmosferici, degli animali o dell'uomo, diffondono nell'ambiente dei minuscoli ammassi di ife e di alghe già pronte per dare origine ad un nuovo tallo lichenico.  

 
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I soredi, dall'aspetto granuloso o polverulento, sono costituiti da masserelle di alghe e di ife, diffuse su tutta la superfice del tallo o localizzati in strutture ben definite (sorali lineari, sorali a cappuccio, sorali marginali, ecc.).  

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Gli isidi sono piccole protuberanze, a forma di clava, di cono, di cilindro, di corallo, di pastiglia, ecc., che contengono funghi e alghe e che contengono funghi e alghe e che sono veri e propri talli in miniatura.  

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La riproduzione sessuale è affidata alla componente fungina del lichene, che produce spore. Il nuovo tallo lichenico si forma quando una spora, germinando, incontra delle cellule algali, avviando così la simbiosi. Se questo incontro non avviene il destino del fungo è la morte: le specie fungine che entrano nella simbiosi sono infatti obbligate a "lichenizzare" per sopravvivere, mentre le specie algali possono essere rinvenute, in forma libera, in natura.

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Quasi tutti i licheni italiani hanno come micobionte un fungo Ascomicete; raramente la simbiosi si verifica attraverso un Basidiomicete (per esempio, nei funghi lichenizzati del genere Omphalina).  

 

Omphalina hudsoniana, uno dei pochi Basidiolicheni segnalati in Italia (R. Rabacchi)

 

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Le spore sono contenute all'interno di speciali ife fertili (gli aschi) presenti nei corpi fruttiferi; essi hanno forma di coppa, di disco o di punti neri affondati nel tallo. I più diffusi sono gli apoteci, di colore e dimensioni assai variabili. Vi sono poi i periteci, strutture solitamente infossate nel tallo, dotate di una piccola apertura apicale dalla quale fuoriescono le spore. Infine si ricordano le lirelle, strutture lineari presenti sul tallo dei licheni crostosi.  

 

1:cortex superiore, 2: strato gonidiale o algale, 3: medulla, 4: cortex inferiore con rizine

 
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I licheni sono organismi caratterizzati da una crescita estremamente lenta; in media da qualche decimo di millimetro a pochi centimetri l'anno. Essi vivono preferibilmente in ambienti ben illuminati e umidi, ma, contrariamente ai vegetali, sanno adattarsi ad ecosistemi estremi: dalle rocce dell'Antartide ai deserti roventi, in cui l'acqua è presente in momenti rari e spesso solamente in forma gassosa.

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I licheni colonizzano numerosi substrati naturali e artificiali: suolo (licheni terricoli), roccia (licheni rupicoli), corteccia degli alberi (licheni corticicoli), legno in decomposizione (licheni lignicoli), foglie di piante sempreverdi (licheni foliicoli), muschi (licheni muscicoli), muri, cuoio, vetro, cemento,  reti di plastica, ecc. Ai tropici i licheni colonizzano il carapace di certe targarughe o il dorso di grossi insetti Coleotteri.

 Come si riconoscono: le forme di crescita

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I licheni sono caratterizzati da diverse forme di crescita; esse costituiscono anche un primo modello di classificazione.

I licheni crostosi

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Dall'aspetto di croste hanno il tallo fortemente aderente al substrato, dal quale in genere non sono separabili; sono privi di cortex inferiore e di rizine. Hanno superficie continua o fessurata o sono costituiti da granuli o placchette (areole). Sono rinvenibili in due forme distinte: con tallo crostoso lobato ai margini e con tallo crostoso non lobato ai margini.  

 

Rhizocarpon geographicum: lichene crostoso a lentissimo accrescimento (R. Rabacchi)

I licheni foliosi

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Sono costituiti da sottili lamine, generalmente lobate, facilmente staccabili dal substrato, al quale aderiscono normalmente per mezzo delle rizine, degli speciali fasci di ife, simili a radichette, che servono ad ancorare i licheni. In alcuni generi (es. Umbilicaria) i licheni foliosi aderiscono al substrato solo per mezzo di uno stretto cordone umbilicale posto al centro del tallo.  

 

Parmelina tiliacea: un lichene folioso diffuso anche in ambiente urbano (R. Rabacchi)

I licheni fruticosi

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Si tratta di licheni più o meno ramificati, con portamento arbustivo/cespuglioso, mai completamente fissati al substrato, al quale aderiscono per mezzo di una ridottissima porzione del tallo.

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Crescono al suolo o sulle rocce, formando cespuglietti, oppure pendono dai rami, dalle rocce o da altri substrati, dando origine a formazioni lanuginose o filamentose (capilliformi).  

 

Letharia vulpina: lichene fruticoso, noto per la sua tossicità (R. Rabacchi)

I licheni squamulosi

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Si tratta di licheni formati da piccole squamule, con faccia superiore da piana a fortemente concava, disperse o contigue, o, ancora, embricate, con bordo tallino non aderente al substrato.

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In alcuni casi dal tallo squamuloso si sviluppano dei licheni a portamento fruticoso: sono i cosiddetti licheni a "tallo complesso".  

 

Lichene a tallo primario squamoso: Cladonia sp. (R. Rabacchi)

I licheni gelatinosi

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In alcuni licheni il fotobionte non è un'alga verde ma un un'alga azzurra (cianobatterio). Il tallo di questi licheni, generalmente folioso e non umbilicato, è fragile allo stato secco, ma, una volta umido, diviene morbido e dalla consistenza gelatinosa. Alcuni licheni gelatinosi hanno un portamento fruticoso-filamentoso.

 

Collema sp., lichene a tallo gelatinoso (R. Rabacchi)

 

I licheni e l'inquinamento atmosferico

Il metabolismo dei licheni dipende strettamente dall'atmosfera.

Essi sono caratterizzati da:

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una buona resistenza agli stress ambientali di tipo termico e idrico;

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un lento accrescimento;

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una notevole capacità di assorbire e di accumulare le sostanze presenti nell'atmosfera;

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una notevole sensibilità agli agenti inquinanti, dovuta all’impossibilità di eliminare le sostanze tossiche per l’assenza di ogni tipo di meccanismo di escrezione, (come avviene invece nelle piante superiori).

Queste caratteristiche fanno dei licheni degli ottimi indicatori della qualità ambientale, cioè dei bioindicatori.

 Licheni come bioindicatori

I bioindicatori sono quegli organismi nei quali è possibile individuare, e spesso quantificare, la presenza di determinate sostanze inquinanti.

I licheni rispondono ottimamente a questi requisiti attraverso le seguenti reazioni:

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alterazione della crescita, della vitalità, del colore e della forma del tallo;

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alterazione della fertilità (riduzione del numero e delle dimensioni degli apoteci);

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rarefazione dei talli e riduzione delle dimensioni dei singoli individui fino alla loro completa scomparsa (deserto lichenico);

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diminuzione delle specie presenti nel tempo e nello spazio.

 Licheni come bioaccumulatori

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Molti talli lichenici assorbono e accumulano diverse sostanze inquinanti: radionuclidi, zolfo, fluoro, idrocarburi clorurati, metalli, nonchè particelle, polveri e fumi in sospensione nell'aria, la cui presenza è dovuta principalmente agli scarichi urbani o alla combustione di petrolio e di carbone.

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I licheni possono così essere utilizzati anche nelle indagini sulla presenza di determinati contaminanti persistenti.

 

 I Licheni in Provincia di Modena

Museo Civico di Ecologia e Storia Naturale - Piazza Matteotti, 28 – 41054 Marano s/P. (MO) Tel. e Fax. 059/744103. E-mail museo@cisniar.it - Sito Internet: www.cisniar.it

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Gli Erbari del Museo Civico di Ecologia e Storia Naturale di Marano s/P.

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Il Museo ospita un ricco erbario lichenologico, che comprende prevalentemente licheni raccolti nei principali ambienti naturali dell’Emilia Romagna.

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Presso il Museo è inoltre presente un importante erbario botanico, costituito prevalentemente dalla collezione della Flora Reggiana di "Giuseppe Branchetti".

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 A.R.P.A. – Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente. Sede Provinciale di Modena. Tel. 059/433687. Referente dr.ssa D. Sesti. L’agenzia propone un’iniziativa di biomonitoraggio dell’aria nel territorio provinciale mediante licheni.

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CEDA “La Libellula” – Comune di Finale Emilia Tel. 0535/788423 – Referente dr.ssa E. Capiluppi. Il Centro di Educazione Ambientale promuove un collaudato progetto di biomonitoraggio dell’aria mediante licheni (vedi bibliografia). Rete CEA Provincia di Modena: www.provincia.modena.it/servizi/ambiente/retecea/index.htm

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Scuola Media “Ferrari” di Maranello (MO): www.comune.maranello.modena.it/licheni.htm Ha promosso il biomonitoraggio dell’aria nel territorio comunale mediante licheni.

 

I Licheni presso il Museo Civico di Ecologia e Storia Naturale di Marano s/P.

Corso di aggiornamento su "licheno e qualità dell'aria" Museo Civico di Ecologia e Storia Naturale di Marano s/P. (R. Rabacchi)

La Sezione Botanica e Lichenologica del Museo

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Essa promuove periodicamente, in collaborazione con la Società Lichenologica Italiana, dei corsi di base di lichenologia e dei corsi di aggiornamento per docenti. Tali iniziative sono presentate su queste pagine web.

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Anche la S.L.I. promuove corsi presentati sul sito ufficiale della società: http://dbiodbs.univ.trieste.it/sli/home.html

Le ricerche lichenologiche locali  

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Oltre ad occuparsi di divulgazione scientifica e di didattica, la sezione Botanica e Lichenologica del Museo raccoglie dati sulla distribuzione storica e attuale, nonchè sull'ecologia dei licheni nel territorio provinciale, e, più in generale, nel territorio regionale. 

 

Licheni nel Web: Siti Internet utili per approfondire le conoscenze sui licheni

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Società Lichenologica Italiana: http://dbiodbs.univ.trieste.it/sli/home.html

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Fondata a Trieste nel 1987, si propone di contribuire al progresso e alla diffusione delle conoscenze lichenologiche in Italia. La Società si rivolge a specialisti e a dilettanti, con particolare riguardo agli insegnanti di materie scientifiche.

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La S.L.I. organizza corsi di aggiornamento e di specializzazione e pubblica il “Notiziario” contenente articoli divulgativi, scientifici e a carattere didattico.

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Sul Sito della S.L.I. è possibile trovare molti altri siti e indirizzi utili.

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Comune di Reggio Emilia “Le scuole valutano la qualità dell’aria”. Si tratta di una delle migliori produzioni italiane in materia di divulgazione lichenologica. Essa contiene numerose informazioni sulla biologia dei licheni; immagini e chiavi analitiche per il riconoscimento delle specie epifite più comuni, i licheni come bioindicatori della qualità dell’aria, il manuale A.N.P.A. per l’applicazione dell’I.B.L. (Indice di Biodiversità Lichenica), ecc… Disponibile in versione CD e scaricabile dal sito internet: 

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http://space.comune.re.it/cea/.  (cliccare su: ipertesto: le scuole valutano la qualità dell'aria con i licheni)

Manuale I. B. L. Indice di biodiversità lichenica per biomonitoraggio della qualità dell'aria mediante licheni epifiti: su http://www.sinanet.apat.it/  Ricercare su settore Documentazione, quindi Atmosfera

 

 I Licheni nell'educazione ambientale

Quello presentato è il percorso didattico completo di tavola tassonomica. Esso costituisce un esempio di ciò che si può realizzare in ambito scolastico utilizzando i licheni come bioindicatori della qualità dell'aria.

Il Progetto Didattico “Licheni: biodiversità e qualità dell’aria”

Descrizione

Il Progetto “Licheni: biodiversità e qualità dell’aria”, promosso dal Museo Civico di Ecologia e Storia Naturale di Marano s/P., propone un metodo per determinare il livello di purezza dell’aria attraverso un’attività piuttosto semplice ma scientificamente collaudata: contare e riconoscere i licheni osservabili sui tronchi degli alberi. Il metodo per questo progetto è quello proposto dal Prof. P. L. Nimis e collaboratori nel 1989, recentemente perfezionato; si tratta di una tecnica ideata, verso la metà degli anni ’80, da un’équipe di ricercatori svizzeri, guidati dal Prof. Klaus Ammann.

 Tappe operative del percorso didattico proposto

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1 - Programmazione con i docenti degli obiettivi didattici e delle attività; discussione in classe con gli studenti circa la possibilità di attuare il progetto.

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 2 – Lezioni introduttive a carattere generale sui seguenti argomenti:

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2.1 l’ecosistema

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2.2 concetto di inquinamento atmosferico e conseguenze sugli    organismi vegetali e animali (uomo compreso)

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2.3 concetto di bioindicatore

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2.4 concetto di bioaccumulatore

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2.5 la fotosintesi clorofilliana

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2.6 i licheni

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2.6.1         ecologia dei licheni

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2.6.2         evoluzione della simbiosi lichenica

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2.6.3         biologia dei licheni

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2.6.4         le forme licheniche

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2.6.5         la riproduzione

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2.6.6         licheni e fauna

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2.6.7         licheni e uomo

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2.6.8         licheni e biomonitoraggio

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2.7             esposizione degli obiettivi e dei metodi della ricerca

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 3 - Laboratori scientifici e tecnici

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3.1               osservazione dei tipi di tallo

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3.2               osservazione di sezioni di tallo (tallo omeomero, tallo eteromero, rizine, apoteci, lirelle, periteci, sorali, soredi, apoteci lecideini e lecanorini, cifelle e pseudocifelle, ecc.)

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3.3               determinazione di alcune specie di licheni frequenti in ambienti urbani e suburbani mediante chiave dicotomica.

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3.4               costruzione del reticolo per il biomonitoraggio

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 4 - Raccolta dei dati generali sulla qualità dell’ambiente oggetto della ricerca

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4.1               individuazione dell’area (aspetti geografici e topografici)

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4.2               aspetti climatologici dell’area oggetto dello studio (direzione dei venti, perecipitazioni, temperatura, ecc.)

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4.3               individuazione delle principali fonti di possibile inquinamento atmosferico: agricoltura, industria, traffico

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4.4               verifica, presso l’ARPA, l’ASL, Università o Musei locali dell’esistenza di precedenti indagini lichenologiche nell’area oggetto del biomonitoraggio

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5 – Ricognizione del territorio

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5.1               individuazione delle aree campione adatte al biomonitoraggio sull’inquinamento atmosferico

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5.2               censimento delle aree verdi e riconoscimento delle specie arboree adatte al biomonitoraggio

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5.3               scelta del metodo da adottare per il rilievo e il relativo biomonitoraggio

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5.4               preparazione delle schede di rilevamento e della cartografia dell’area

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6 – Rilievi sul campo

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6.1               schedatura dell’albero con ricerca della parte del tronco più ricca di licheni (rapporto quali-quantitativo)

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6.2               misurazione dell’inclinazione del tronco

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6.3               misurazione dell’altezza del reticolo

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6.4               corretta applicazione del reticolo

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6.5               misurazione dell’orientamento del reticolo

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6.6               classificazione delle specie di licheni epifiti presenti nel reticolo

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6.7               trascrizione dei dati sulla presenza delle singole specie all’interno di ciascuno dei 10 rettangoli che costituiscono il retino

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7 - Elaborazione dei dati raccolti

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6.8               analisi delle schede e dell’Indice I.B.L. (Indice di Biodiversità Lichenica) di ciascun albero

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6.9               delimitazione delle aree indagate sulla carta topografica

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6.10           colorazione delle singole zone con il criterio indicato dal metodo I.B.L.

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8 - Diffusione dei dati raccolti

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8.1               presentazione dei dati raccolti attraverso l’uso di diverse tecniche espressive (relazioni, racconti, disegni, cartografia finale, poesie, drammatizzazione, ecc.)

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8.2            allestimento di pannelli didattici sui licheni e sull’esperienza di biomonitoraggio; eventuale realizzazione di un CD interattivo.

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8.2               invio ai pubblici amministratori e agli organi di informazione locali dei risultati dell’indagine; eventuale organizzazione di un momento di presentazione pubblica.

 

Tavola tassonomica degli obiettivi didattici generali del progetto*

(semplificata dallo schema di BONFANTI et al. 1993)

 1.Apprendimenti elementari:

Memorizzare

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utilizzare la terminologia appropriata per indicare la struttura del lichene (tallo, cortex, apotecio, ecc.);

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conoscere le parti di un microscopio

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conoscere il concetto di ecosistema, di simbiosi, di bioindicatore, di bioaccumulatore, di inquinamento atmosferico, ecc.;

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riconoscere le convenzioni cartografiche più elementari;

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conoscere le funzioni ecologiche dei licheni.

 Automatismi disciplinari

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individuare le relazioni tra fungo e alga nella simbiosi lichenica;

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conoscere quale rapporto intercorre tra inquinamento atmosferico e licheni.

 

Automatismi cognitivi

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classificare i licheni in base alle loro caratteristiche macroscopiche (tipo di tallo, modalità riproduttive, ecc.);

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ricostruire il ciclo vitale di un lichene;

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definire il ruolo dei licheni negli ecosistemi (nelle catene alimentari, nelle nicchie ecologiche, nella formazione del suolo, ecc.).

 2. Apprendimenti intermedi:

Descrivere le conoscenze

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riprodurre attraverso il disegno le osservazioni macroscopiche e microscopiche effettuate sul campo e in laboratorio;

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esporre verbalmente, o con relazione scritta, le osservazioni effettuate in laboratorio;

 Applicare e controllare le conoscenze

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applicare correttamente la tecnica del biomonitoraggio mediante licheni in tutte le sue fasi;

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riprodurre con varie tecniche artistiche i colori dei licheni;

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ricostruire le cause che portano alla scomparsa dei licheni in un territorio.

 3.1. Apprendimenti superiori convergenti:

Analisi

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ordinare e catalogare i dati desunti dalle osservazioni sul campo;

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individuare sul campo le relazioni tra licheni e inquinamento atmosferico.

Sintesi

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predisporre schemi grafici per descrivere i risultati ottenuti dal biomonitoraggio mediante licheni;

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individuare, a partire dall’analisi di dati conosciuti sulla qualità dell’aria, la tossicità di alcune sostanze inquinanti.

 Metodo

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analizzare le diverse cause dell’inquinamento atmosferico nell’area di studio;

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progettare un’interpretazione critica del concetto di integrazione uomo / natura analizzando un campione significativo di pareri sul problema del traffico urbano;

 3.2. Apprendimenti superiori divergenti:

Intuizione

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far proprio un atteggiamento responsabile nei confronti dell’ambiente;

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modificare il proprio stile di vita: preferire i mezzi pubblici o la bicicletta;  

 

Invenzione

 
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proporre soluzioni concrete alla diminuzione dell’inquinamento atmosferico;

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ipotizzare le conseguenze dell’aumento dell’inquinamento atmosferico a livello locale e a livello globale;

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progettare un’animazione teatrale partendo dalla conoscenza della biologia dei licheni e dell’esperienza didattica effettuata.

 Alcuni testi per approfondire la conoscenza dei licheni

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AA. VV., 1999 – Atti Workshop “Biomonitoraggio della qualità dell’aria sul territorio nazionale.ANPA, Roma.

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BONFANTI P., FRABBONI F., GUERRA L. & SORLINI C., 1993 – Manuale di educazione ambientale. Editori Laterza, Bari.

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BOVIO A. & JUDICA L., 1997 – Scuola, licheni e ambiente: qualità dell’aria… qualità della vita. Comunità Montana Dora Baltea Canavesana & Rotare Club Ivrea. Bolognino Ed.

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CELLI G. & CAPILUPPI E., 1998 – I licheni, le sentinelle dell’aria. CEDA Finale Emilia e Liceo Scientifico “M. Moranti” Finale Emilia.

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FERRARI M., MARCON E., MARCONI M. & MENTA A., 1996 – Esercitazioni di ecologia. Ed agricole, Bologna.

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MASSARA M. & SCARSELLI S., 1997 – Licheni e inquinamento atmosferico. Regione Piemonte

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NIMIS P. L., 1986 – I Macrolicheni d’Italia: chiavi analitiche per la determinazione. CORTANIA, 8: 101-220.

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PIERALLI P. & TRAQUANDI S., 1991 – I Licheni, Guide all’aria pura- Tosca ed., Firenze.

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PIERVITTORI R., 1998 – I Licheni, conoscerli e utilizzarli. Minerva ed., Aosta.

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QUARANTA L., MARTINENGO M., 1990 – Licheni. Quaderni Educazione Ambientale WWF, n. 11, Roma.

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VALCUVIA PASSADORE M. & MALAVASI C., 2002 – Relazioni simbiotiche: dai licheni all’agenda 21 locale. Regione Lombardia, Milano.

 

Prossimamente su questo sito nelle pagine di Lichenologia:

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I Licheni nell'ecosistema

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            I Licheni e il suolo

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            Animali e licheni

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            Licheni e ofioliti

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I Licheni e l'uomo

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            Dall'alimentazione alla cosmetica

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            Lichenometria

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            Licheno"mania"

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La Check-List dei Licheni del Modenese

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I licheni del Monte Prado nell’Appennino Reggiano (Parco Nazionale Appennino Tosco-emiliano)

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