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Il mondo dei licheni
Pagine
a cura di Enzo Cavani * e Renzo Rabacchi */**
Sezione
Botanica e Lichenologica del Museo Civico di Ecologia e Storia Naturale di
Marano s/P. E-mail: museo@cisniar.it
** G.d.L. per la
Didattica - Società Lichenologica Italiana. E-mail: http://dbiodbs.univ.trieste.it/sli/home.html
La
simbiosi lichenica: un "esperimento" ben riuscito!
Durante un'escursione
è possibile osservare delle curiose macchie di vari colori sulle rocce, sulle
cortecce degli alberi e su molti altri substrati, come le tegole, i muri, il
suolo, ecc.
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Masso ricoperto da licheni (Parco Naturale Paneveggio
Pale di San Martino - TN) (R. Rabacchi)
Si tratta di licheni,
organismi originati da una insolita quanto ben riuscita simbiosi tra un fungo e
un'alga. Questa associazione, generalmente, dà luogo ad una struttura, il
tallo, costituita da ife fungine (micobionte, un organismo eterotrofo)
all'interno della quale le alghe (fotobionte, autotrofo). In base alla
disposizione di queste ultime all'interno del tallo si può distinguere un tallo
di tipo omeomero (alghe e ife sono distribuite in maniera uniforme) e uno di
tipo eteromero in cui sono localizzate in uno strato algale ben definito (tallo
eteromero). I fotobionti abituali sono alghe verdi, anche se in alcune specie
licheniche sono presenti alghe azzurre (cianobatteri).
Grazie
a questa simbiosi il fungo ricava carboidrati dal suo partner algale (che,
dotato di clorofilla, è capace di svolgere la fotosintesi) proteggendolo in
cambio dal disseccamento e dalle eccessive irradiazioni luminose e rifornendolo
di acqua e sali minerali.
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Coppi colonizzati da numerosi licheni crostosi e foliosi
(Appennino modenese) (R. Rabacchi)
Come
si riproducono
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I licheni si
riproducono per via vegetativa o per via sessuale.
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La riproduzione per
via vegetativa (o asessuale) avviene grazie alla presenza di speciali
organi, gli isidi e i soredi, che, attraverso l'azione degli agenti
atmosferici, degli animali o dell'uomo, diffondono nell'ambiente dei
minuscoli ammassi di ife e di alghe già pronte per dare origine ad un nuovo
tallo lichenico.
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I soredi,
dall'aspetto granuloso o polverulento, sono costituiti da masserelle di
alghe e di ife, diffuse su tutta la superfice del tallo o localizzati in
strutture ben definite (sorali lineari, sorali a cappuccio,
sorali marginali, ecc.).
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Gli isidi sono
piccole protuberanze, a forma di clava, di cono, di cilindro, di corallo, di
pastiglia, ecc., che contengono funghi e alghe e che contengono funghi e
alghe e che sono veri e propri talli in miniatura.
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La riproduzione
sessuale è affidata alla componente fungina del lichene, che produce spore.
Il nuovo tallo lichenico si forma quando una spora, germinando,
incontra delle cellule algali, avviando così la simbiosi.
Se questo incontro non avviene il destino del fungo è la morte: le specie
fungine che entrano nella simbiosi sono infatti obbligate a "lichenizzare"
per sopravvivere, mentre le specie algali possono essere rinvenute, in forma
libera, in natura.
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Quasi tutti i licheni
italiani hanno come micobionte un fungo Ascomicete; raramente la simbiosi si
verifica attraverso un Basidiomicete (per esempio, nei funghi lichenizzati
del genere Omphalina).
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Omphalina hudsoniana, uno dei pochi Basidiolicheni
segnalati in Italia (R. Rabacchi)
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 | Le spore sono
contenute all'interno di speciali ife fertili (gli aschi) presenti nei
corpi fruttiferi; essi hanno forma di coppa, di disco o di punti neri
affondati nel tallo. I più diffusi sono gli apoteci, di colore
e dimensioni assai variabili. Vi sono poi i periteci, strutture
solitamente infossate nel tallo, dotate di una piccola apertura
apicale dalla quale fuoriescono le spore. Infine si ricordano le
lirelle, strutture lineari presenti sul tallo dei licheni
crostosi.
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1:cortex
superiore, 2: strato gonidiale o algale, 3:
medulla, 4: cortex inferiore con rizine
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I licheni sono
organismi caratterizzati da una crescita estremamente lenta; in media da
qualche decimo di millimetro a pochi centimetri l'anno. Essi vivono
preferibilmente in ambienti ben illuminati e umidi, ma, contrariamente ai
vegetali, sanno adattarsi ad ecosistemi estremi: dalle rocce dell'Antartide
ai deserti roventi, in cui l'acqua è presente in momenti rari e spesso
solamente in forma gassosa.
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I licheni colonizzano
numerosi substrati naturali e artificiali: suolo (licheni terricoli), roccia
(licheni rupicoli), corteccia degli alberi (licheni corticicoli), legno in
decomposizione (licheni lignicoli), foglie di piante sempreverdi (licheni
foliicoli), muschi (licheni muscicoli), muri, cuoio, vetro, cemento,
reti di plastica, ecc. Ai tropici i licheni colonizzano il carapace
di certe targarughe o il dorso di grossi insetti Coleotteri.
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Come
si riconoscono: le forme di crescita
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I licheni sono
caratterizzati da diverse forme di crescita; esse costituiscono anche un
primo modello di classificazione.
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I
licheni crostosi
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Dall'aspetto di
croste hanno il tallo fortemente aderente al substrato, dal quale in genere
non sono separabili; sono privi di cortex inferiore e di rizine. Hanno
superficie continua o fessurata o sono costituiti da granuli o placchette
(areole). Sono rinvenibili in due forme distinte: con tallo crostoso lobato
ai margini e con tallo crostoso non lobato ai margini.
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Rhizocarpon geographicum: lichene crostoso a
lentissimo accrescimento (R. Rabacchi)
I
licheni foliosi
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Sono costituiti da
sottili lamine, generalmente lobate, facilmente staccabili dal substrato, al
quale aderiscono normalmente per mezzo delle rizine, degli speciali fasci di
ife, simili a radichette, che servono ad ancorare i licheni. In alcuni
generi (es. Umbilicaria) i licheni foliosi aderiscono al substrato
solo per mezzo di uno stretto cordone umbilicale posto al centro del tallo.
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Parmelina tiliacea: un lichene folioso diffuso anche
in ambiente urbano (R. Rabacchi)
I
licheni fruticosi
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Si tratta di licheni
più o meno ramificati, con portamento arbustivo/cespuglioso, mai
completamente fissati al substrato, al quale aderiscono per mezzo di una
ridottissima porzione del tallo.
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Crescono al suolo o
sulle rocce, formando cespuglietti, oppure pendono dai rami, dalle rocce o
da altri substrati, dando origine a formazioni lanuginose o filamentose (capilliformi).
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Letharia vulpina: lichene fruticoso, noto per la sua
tossicità (R. Rabacchi)
I
licheni squamulosi
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Si tratta di licheni
formati da piccole squamule, con faccia superiore da piana a fortemente
concava, disperse o contigue, o, ancora, embricate, con bordo tallino non
aderente al substrato.
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In alcuni casi dal
tallo squamuloso si sviluppano dei licheni a portamento fruticoso: sono i
cosiddetti licheni a "tallo complesso".
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Lichene a tallo primario squamoso: Cladonia sp. (R. Rabacchi)
I
licheni gelatinosi
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In alcuni licheni il
fotobionte non è un'alga verde ma un un'alga azzurra (cianobatterio). Il
tallo di questi licheni, generalmente folioso e non umbilicato, è fragile
allo stato secco, ma, una volta umido, diviene morbido e dalla consistenza
gelatinosa. Alcuni licheni gelatinosi hanno un portamento
fruticoso-filamentoso. |
Collema sp., lichene a
tallo gelatinoso (R. Rabacchi)
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I
licheni e l'inquinamento atmosferico |
Il
metabolismo dei licheni dipende strettamente dall'atmosfera.
Essi sono
caratterizzati da:
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una buona resistenza agli stress ambientali
di tipo termico e idrico;
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un lento accrescimento;
|
 |
una notevole capacità di assorbire e di
accumulare le sostanze presenti nell'atmosfera;
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 |
una notevole sensibilità agli agenti
inquinanti, dovuta all’impossibilità di eliminare le sostanze tossiche
per l’assenza di ogni tipo di meccanismo di escrezione, (come avviene
invece nelle piante superiori).
|
Queste
caratteristiche fanno dei licheni degli ottimi indicatori della qualità
ambientale, cioè dei bioindicatori.
Licheni
come bioindicatori
I bioindicatori sono
quegli organismi nei quali è possibile individuare, e spesso quantificare, la
presenza di determinate sostanze inquinanti.
I licheni rispondono
ottimamente a questi requisiti attraverso le seguenti reazioni:
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alterazione della
crescita, della vitalità, del colore e della forma del tallo;
|
 |
alterazione della
fertilità (riduzione del numero e delle dimensioni degli apoteci);
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rarefazione dei talli
e riduzione delle dimensioni dei singoli individui fino alla loro completa
scomparsa (deserto lichenico);
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diminuzione delle
specie presenti nel tempo e nello spazio.
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Licheni
come bioaccumulatori
 |
Molti talli lichenici
assorbono e accumulano diverse sostanze inquinanti: radionuclidi, zolfo,
fluoro, idrocarburi clorurati, metalli, nonchè particelle, polveri e fumi
in sospensione nell'aria, la cui presenza è dovuta principalmente agli
scarichi urbani o alla combustione di petrolio e di carbone.
|
 |
I licheni possono così
essere utilizzati anche nelle indagini sulla presenza di determinati
contaminanti persistenti. |
| I
Licheni in Provincia di Modena |
Museo Civico di
Ecologia e Storia Naturale - Piazza Matteotti, 28 – 41054 Marano s/P. (MO)
Tel. e Fax. 059/744103. E-mail museo@cisniar.it
- Sito Internet: www.cisniar.it
 |
Gli Erbari del Museo
Civico di Ecologia e Storia Naturale di Marano s/P.
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Il Museo ospita un
ricco erbario lichenologico, che comprende prevalentemente licheni raccolti
nei principali ambienti naturali dell’Emilia Romagna.
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Presso il Museo è
inoltre presente un importante erbario botanico, costituito prevalentemente
dalla collezione della Flora Reggiana di "Giuseppe Branchetti".
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A.R.P.A.
– Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente. Sede Provinciale di Modena.
Tel. 059/433687. Referente dr.ssa D. Sesti. L’agenzia propone
un’iniziativa di biomonitoraggio dell’aria nel territorio provinciale
mediante licheni.
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CEDA
“La Libellula” – Comune di Finale Emilia Tel. 0535/788423 –
Referente dr.ssa E. Capiluppi. Il Centro di Educazione Ambientale promuove
un collaudato progetto di biomonitoraggio dell’aria mediante licheni (vedi
bibliografia). Rete
CEA Provincia di Modena: www.provincia.modena.it/servizi/ambiente/retecea/index.htm
|
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Scuola Media
“Ferrari” di Maranello (MO): www.comune.maranello.modena.it/licheni.htm
Ha promosso il biomonitoraggio dell’aria nel territorio comunale mediante
licheni. |
|
I
Licheni presso il Museo Civico di Ecologia e Storia Naturale di Marano s/P. |
Corso di aggiornamento su "licheno
e qualità dell'aria" Museo Civico di Ecologia e Storia Naturale di Marano
s/P. (R. Rabacchi)
La Sezione
Botanica e Lichenologica del Museo
 |
Essa promuove
periodicamente, in collaborazione con la Società Lichenologica Italiana,
dei corsi di base di lichenologia e dei corsi di aggiornamento per docenti.
Tali iniziative sono presentate su queste pagine web.
|
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Anche la S.L.I.
promuove corsi presentati sul sito ufficiale della società: http://dbiodbs.univ.trieste.it/sli/home.html
|
Le
ricerche lichenologiche locali
 |
Oltre ad occuparsi di
divulgazione scientifica e di didattica, la sezione Botanica e Lichenologica
del Museo raccoglie dati sulla distribuzione storica e attuale, nonchè
sull'ecologia dei licheni nel territorio provinciale, e, più in generale,
nel territorio regionale. |
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Licheni
nel Web: Siti Internet utili per approfondire le conoscenze sui licheni |
 |
Società
Lichenologica Italiana:
http://dbiodbs.univ.trieste.it/sli/home.html
|
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Fondata
a Trieste nel 1987, si propone di contribuire al progresso e alla diffusione
delle conoscenze lichenologiche in Italia. La Società si rivolge a
specialisti e a dilettanti, con particolare riguardo agli insegnanti di
materie scientifiche.
|
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La
S.L.I. organizza corsi di aggiornamento e di specializzazione e pubblica il “Notiziario”
contenente articoli divulgativi, scientifici e a carattere didattico.
|
 |
Sul
Sito della S.L.I. è possibile trovare molti altri siti e indirizzi utili. |
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Comune
di Reggio Emilia “Le scuole valutano la qualità dell’aria”.
Si tratta di una delle migliori produzioni italiane in materia di
divulgazione lichenologica. Essa contiene numerose informazioni sulla
biologia dei licheni; immagini e chiavi analitiche per il riconoscimento
delle specie epifite più comuni, i licheni come bioindicatori della qualità
dell’aria, il manuale A.N.P.A. per l’applicazione dell’I.B.L. (Indice
di Biodiversità Lichenica), ecc… Disponibile in versione CD e scaricabile
dal sito internet: |
Manuale
I. B. L. Indice di biodiversità lichenica per biomonitoraggio della qualità
dell'aria mediante licheni epifiti: su http://www.sinanet.apat.it/
Ricercare su settore Documentazione, quindi Atmosfera
|
I
Licheni nell'educazione ambientale |
Quello presentato è
il percorso didattico completo di tavola tassonomica. Esso costituisce un
esempio di ciò che si può realizzare in ambito scolastico utilizzando i
licheni come bioindicatori della qualità dell'aria.
Il
Progetto Didattico “Licheni: biodiversità e qualità dell’aria”
Descrizione
Il
Progetto “Licheni: biodiversità e qualità dell’aria”, promosso dal Museo
Civico di Ecologia e Storia Naturale di Marano s/P., propone un metodo per
determinare il livello di purezza dell’aria attraverso un’attività
piuttosto semplice ma scientificamente collaudata: contare e riconoscere i
licheni osservabili sui tronchi degli alberi. Il metodo per questo progetto è
quello proposto dal Prof. P. L. Nimis e collaboratori nel 1989, recentemente
perfezionato; si tratta di una tecnica ideata, verso la metà degli anni ’80,
da un’équipe di ricercatori svizzeri, guidati dal Prof. Klaus Ammann.
Tappe
operative del percorso didattico proposto
 |
1
- Programmazione con i docenti degli obiettivi didattici e delle attività;
discussione in classe con gli studenti circa la possibilità di attuare il
progetto.
|
 |
2
– Lezioni introduttive a carattere generale sui seguenti argomenti:
|
 |
2.1
l’ecosistema
|
 |
2.2
concetto di inquinamento atmosferico e conseguenze sugli
organismi vegetali e animali (uomo compreso)
|
 |
2.3
concetto di bioindicatore
|
 |
2.4
concetto di bioaccumulatore
|
 |
2.5
la fotosintesi clorofilliana
|
 |
2.6
i licheni
|
 |
2.6.1
ecologia
dei licheni
|
 |
2.6.2
evoluzione
della simbiosi lichenica
|
 |
2.6.3
biologia
dei licheni
|
 |
2.6.4
le
forme licheniche
|
 |
2.6.5
la
riproduzione
|
 |
2.6.6
licheni
e fauna
|
 |
2.6.7
licheni
e uomo
|
 |
2.6.8
licheni
e biomonitoraggio
|
 |
2.7
esposizione
degli obiettivi e dei metodi della ricerca
|
 |
3 - Laboratori
scientifici e tecnici
|
 |
3.1
osservazione
dei tipi di tallo
|
 |
3.2
osservazione
di sezioni di tallo (tallo omeomero, tallo eteromero, rizine, apoteci,
lirelle, periteci, sorali, soredi, apoteci lecideini e lecanorini, cifelle e
pseudocifelle, ecc.)
|
 |
3.3
determinazione
di alcune specie di licheni frequenti in ambienti urbani e suburbani
mediante chiave dicotomica.
|
 |
3.4
costruzione
del reticolo per il biomonitoraggio
|
 |
4
- Raccolta dei dati generali sulla qualità dell’ambiente oggetto della
ricerca
|
 |
4.1
individuazione
dell’area (aspetti geografici e topografici)
|
 |
4.2
aspetti
climatologici dell’area oggetto dello studio (direzione dei venti,
perecipitazioni, temperatura, ecc.)
|
 |
4.3
individuazione
delle principali fonti di possibile inquinamento atmosferico: agricoltura,
industria, traffico
|
 |
4.4
verifica,
presso l’ARPA, l’ASL, Università o Musei locali dell’esistenza di
precedenti indagini lichenologiche nell’area oggetto del biomonitoraggio
|
 |
|
 |
5
– Ricognizione del territorio
|
 |
5.1
individuazione
delle aree campione adatte al biomonitoraggio sull’inquinamento
atmosferico
|
 |
5.2
censimento
delle aree verdi e riconoscimento delle specie arboree adatte al
biomonitoraggio
|
 |
5.3
scelta
del metodo da adottare per il rilievo e il relativo biomonitoraggio
|
 |
5.4
preparazione
delle schede di rilevamento e della cartografia dell’area
|
 |
|
 |
6
– Rilievi sul campo
|
 |
6.1
schedatura
dell’albero con ricerca della parte del tronco più ricca di licheni
(rapporto quali-quantitativo)
|
 |
6.2
misurazione
dell’inclinazione del tronco
|
 |
6.3
misurazione
dell’altezza del reticolo
|
 |
6.4
corretta
applicazione del reticolo
|
 |
6.5
misurazione
dell’orientamento del reticolo
|
 |
6.6
classificazione
delle specie di licheni epifiti presenti nel reticolo
|
 |
6.7
trascrizione
dei dati sulla presenza delle singole specie all’interno di ciascuno dei
10 rettangoli che costituiscono il retino
|
 |
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 |
7
- Elaborazione dei dati raccolti
|
 |
6.8
analisi
delle schede e dell’Indice I.B.L. (Indice di Biodiversità Lichenica) di
ciascun albero
|
 |
6.9
delimitazione
delle aree indagate sulla carta topografica
|
 |
6.10
colorazione
delle singole zone con il criterio indicato dal metodo I.B.L.
|
 |
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 |
8
- Diffusione dei dati raccolti
|
 |
8.1
presentazione
dei dati raccolti attraverso l’uso di diverse tecniche espressive
(relazioni, racconti, disegni, cartografia finale, poesie, drammatizzazione,
ecc.)
|
 |
8.2
allestimento di pannelli didattici sui licheni e sull’esperienza di
biomonitoraggio; eventuale realizzazione di un CD interattivo.
|
 |
8.2
invio
ai pubblici amministratori e agli organi di informazione locali dei
risultati dell’indagine; eventuale organizzazione di un momento di
presentazione pubblica. |
|
Tavola
tassonomica degli obiettivi didattici generali del progetto* |
(semplificata dallo
schema di BONFANTI et al. 1993)
1.Apprendimenti
elementari:
Memorizzare
 |
utilizzare
la terminologia appropriata per indicare la struttura del lichene (tallo,
cortex, apotecio, ecc.);
|
 |
conoscere
le parti di un microscopio
|
 |
conoscere
il concetto di ecosistema, di simbiosi, di bioindicatore, di bioaccumulatore,
di inquinamento atmosferico, ecc.;
|
 |
riconoscere
le convenzioni cartografiche più elementari;
|
 |
conoscere
le funzioni ecologiche dei licheni.
|
Automatismi
disciplinari
 |
individuare le relazioni tra fungo e alga nella
simbiosi lichenica;
|
 |
conoscere quale rapporto intercorre tra
inquinamento atmosferico e licheni.
|
Automatismi
cognitivi
 |
classificare i licheni in base alle loro
caratteristiche macroscopiche (tipo di tallo, modalità riproduttive, ecc.);
|
 |
ricostruire il ciclo vitale di un lichene;
|
 |
definire il ruolo dei licheni negli ecosistemi
(nelle catene alimentari, nelle nicchie ecologiche, nella formazione del
suolo, ecc.).
|
2.
Apprendimenti intermedi:
Descrivere
le conoscenze
 |
riprodurre
attraverso il disegno le osservazioni macroscopiche e microscopiche
effettuate sul campo e in laboratorio;
|
 |
esporre
verbalmente, o con relazione scritta, le osservazioni effettuate in
laboratorio;
|
Applicare
e controllare le conoscenze
 |
applicare
correttamente la tecnica del biomonitoraggio mediante licheni in tutte le
sue fasi;
|
 |
riprodurre
con varie tecniche artistiche i colori dei licheni;
|
 |
ricostruire
le cause che portano alla scomparsa dei licheni in un territorio.
|
3.1.
Apprendimenti superiori convergenti:
Analisi
 |
ordinare
e catalogare i dati desunti dalle osservazioni sul campo;
|
 |
individuare
sul campo le relazioni tra licheni e inquinamento atmosferico.
|
Sintesi
 |
predisporre
schemi grafici per descrivere i risultati ottenuti dal biomonitoraggio
mediante licheni;
|
 |
individuare,
a partire dall’analisi di dati conosciuti sulla qualità dell’aria, la
tossicità di alcune sostanze inquinanti.
|
Metodo
 |
analizzare
le diverse cause dell’inquinamento atmosferico nell’area di studio;
|
 |
progettare
un’interpretazione critica del concetto di integrazione uomo / natura
analizzando un campione significativo di pareri sul problema del traffico
urbano;
|
3.2.
Apprendimenti superiori divergenti:
Intuizione
 |
far
proprio un atteggiamento responsabile nei confronti dell’ambiente;
|
 |
modificare
il proprio stile di vita: preferire i mezzi pubblici o la bicicletta;
|
Invenzione
 |
proporre
soluzioni concrete alla diminuzione dell’inquinamento atmosferico;
|
 |
ipotizzare
le conseguenze dell’aumento dell’inquinamento atmosferico a livello
locale e a livello globale;
|
 |
progettare
un’animazione teatrale partendo dalla conoscenza della biologia dei
licheni e dell’esperienza didattica effettuata.
|
Alcuni
testi per approfondire la conoscenza dei licheni
 |
AA.
VV., 1999 – Atti Workshop “Biomonitoraggio della qualità dell’aria
sul territorio nazionale.ANPA, Roma.
|
 |
BONFANTI
P., FRABBONI F., GUERRA L. & SORLINI C., 1993 – Manuale di educazione
ambientale. Editori Laterza, Bari.
|
 |
BOVIO
A. & JUDICA L., 1997 – Scuola, licheni e ambiente: qualità
dell’aria… qualità della vita. Comunità Montana Dora Baltea Canavesana
& Rotare Club Ivrea. Bolognino Ed.
|
 |
CELLI
G. & CAPILUPPI E., 1998 – I licheni, le sentinelle dell’aria. CEDA
Finale Emilia e Liceo Scientifico “M. Moranti” Finale Emilia.
|
 |
FERRARI
M., MARCON E., MARCONI M. & MENTA A., 1996 – Esercitazioni di
ecologia. Ed agricole, Bologna.
|
 |
MASSARA
M. & SCARSELLI S., 1997 – Licheni e inquinamento atmosferico. Regione
Piemonte
|
 |
NIMIS
P. L., 1986 – I Macrolicheni d’Italia: chiavi analitiche per la
determinazione. CORTANIA, 8: 101-220.
|
 |
PIERALLI
P. & TRAQUANDI S., 1991 – I Licheni, Guide all’aria pura- Tosca ed.,
Firenze.
|
 |
PIERVITTORI
R., 1998 – I Licheni, conoscerli e utilizzarli. Minerva ed., Aosta.
|
 |
QUARANTA
L., MARTINENGO M., 1990 – Licheni. Quaderni Educazione Ambientale WWF, n.
11, Roma.
|
 |
VALCUVIA
PASSADORE M. & MALAVASI C., 2002 – Relazioni simbiotiche: dai licheni
all’agenda 21 locale. Regione Lombardia, Milano. |
|
Prossimamente su questo sito nelle pagine di
Lichenologia:
 |
I Licheni
nell'ecosistema
|
 |
I
Licheni e il suolo
|
 |
Animali
e licheni
|
 |
Licheni
e ofioliti
|
 |
I Licheni e l'uomo
|
 |
Dall'alimentazione
alla cosmetica
|
 |
Lichenometria
|
 |
Licheno"mania"
|
 |
La Check-List dei
Licheni del Modenese
|
 |
I licheni del Monte Prado nell’Appennino Reggiano (Parco
Nazionale Appennino Tosco-emiliano) |
|
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